Ipocrisia 2.0 – What’s up?

ipocrisia due facceChiunque, anche chi ha deciso di ritirarsi in una caverna per ricevere donazioni su IndieGoGo, saprà che Facebook ha sfruttato gli spiccioli trovati nelle tasche dei jeans di Mark per acquistare Whatsapp. Oh, notiziona, direi! Non è mai successo dal paleolitico ad oggi che una grossa società operante nel settore informatico effettuasse un acquisto apparentemente insensato. Mai! Mai!

Gli utenti, forme umane dall’indignazione facile, hanno deciso improvvisamente che questo era male e sull’onda di cotanta meraviglia le maggiori testate online del settore (e anche non a ben vedere) hanno deciso di iniziare ad interessarsi alle alternative che il mercato mobile aveva da offrire al celebre programma di messaggistica. Con altisonanti titoli del tipo “Tutela la tua privacy. Le alternative a Whatsapp” e “Giallo Zafferano ti insegna a chattare in sicurezza” per diversi giorni nei proprio feed o sulle timeline dei propri social network era impossibile non incontrare un link alla notizia di qualche blog che proponesse le sue 10 alternative che poi tanto sconosciute non lo sono mai state. Nomi del calibro di Line e Telegram hanno visto impennare le proprio utenze dell’ordine, rispettivamente, di 200mila e 500mila registrazioni nell’arco di 24 ore. Tutto questo grazie ad una spropositata pubblicità ricevuta da tutto il mondo.

Alla luce di quanto visto la domanda sorge spontanea: ci siete o ci fate?

Sin da quando Facebook ha instaurato il suo tirannico dominio nel mondo delle relazioni umane e da quando il primo smartphone ha preso il posto dei preservativi nelle tasche degli adolescenti, la privacy su internet ha perso buona parte del suo valore e significato e strumenti sempre più invasivi hanno iniziato a raccogliere dati sulle nostre abitudini. Whatsapp è stato solo l’ultimo di questi strumenti ed ogni giorno è usato da 320 milioni di utenti attivi. Questo vuol dire che tante persone ogni giorno cedono parte della propria vita in cambio di messaggi gratuiti. Ma allora perchè riscoprirsi così interessati alla privacy da un giorno all’altro? Perché rimanere affascinati dal sistema di chat criptata di Telegram o dai millantati server supersicuri di Viber?

L’ipocrisia è uno dei tratti umani più distintivi e quando questa si scontra con la logica razionale, le fallaci inesattezze dell’animo umano vengono a galla come la cacca del bambino che il padre porta a largo ad evacuare.

Nell’arco di poco tempo i miei contatti sono cresciuti vertiginosamente e alla mia domanda “Come mai sei su telegram?” la risposta era la solita manfrina “Perchè ora lo ha acquistato Facebook e non mi fido”. Già. Tu non ti fidi. Tu che dall’età di 15 anni hai un profilo proprio sui Facebook, tu che ci rendi partecipe della tua colazione a base di muesli e yougurt tutte le sante mattine, tu che hai messo mi piace alla pagina ‘Uccidi il tuo boss’ ed hai il tuo datore di lavoro tra gli amici, tu che con la scusa del tatuaggio nuovo ti fai un selfie dettagliatissimo in cui sembri affogare tra le tue enormi tette, tu che sei iscritto alla pagina ‘Italian Stallion’ e poi lo sappiamo tutti che soffri di eiaculazione precoce. Tu hai davvero il coraggio di dirmi che non ti fidi più di whatsapp? Cosa potrebbe mai scoprire Facebook dai tuoi messaggi che già non sa? Ti tuteli dal dire al mondo che mandi la buonanotte alla tua ragazza ma non ti vergogni di essere taggato completamente ubriaco mentre fai sesso con un guard rails! Nascondi il fatto di essere una persona dolce con tua madre nei messaggi ma non hai pudore nel pubblicare sul tuo profilo il video ‘slinguazzatevi lesbicazze’! Non vuoi che il mondo sappia che fai il simpatico con gli amici nel gruppo appositamente creato per la squadra di calcetto ma non temi che i tuoi status con le citazione in fase post-depressione siano di dominio pubblico.

A volte basta poco per essere coerenti. Ma per molti quel poco, evidentemente, vuol dire tanto.

FONTI:

http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/ecco-quanti-sono-gli-italiani-che-usano-whatsapp-infografica/

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