Google un po’ più social

Credo vivamente che ormai si stia entrando in una nuova forma di rete che potremmo benissimo definire Web 2.5, evoluzione naturale del Web 2.0. Da quando sono spuntati i primi social network, il modo di vivere internet è nettamente cambiato. Se un tempo era l’utente ad inseguire i siti ed i loro contenuti, ora sono i webmaster ad inseguire gli utenti ed a palesarsi il più possibile dinanzi ai loro occhi così da incrementare il contatore delle visite e sperare di ottenere ottimi guadagni. 

In quest’epoca di web 2.5, proporre i migliori contenuti è ormai un imperativo anche per il blogger più marginale del panorama internettiano e di tutto questo il maggior fautore è sicuramente il più noto motore di ricerca del mondo: Google. Un tempo l’algoritmo su cui si basa il motore pare cercasse e mostrasse le pagine semplicemente per la loro attinenza con la parola chiave voluta. Oggi, invece, il sistema è cambiato ed i fattori importanti sono diventati tantissimi: velocità di caricamento della pagina, presenza di contenuti multipli, eventuali copie già presenti sul web e mille altre cose ancora. Ed i contenuti? Google ha pensato di unire l’utile al dilettevole e di fare in modo che ogni utente potesse costruire la propria “rete dei desideri” in base ai suoi gusti e alle sue esigenze, il tutto condito con una bella salsa social che, ora come ora, sicuramente non guasta. Nasce così il tasto “+1”.

Il piccolo tastino apparirà accanto ad ogni link della nostra ricerca e, similmente al tasto “Mi piace” del noto social network blu, sarà indice di apprezzamenti da parte degli utenti che visitano i nostri siti ed i nostri materiali. I contenuti targati con tale tasto, inoltre, potranno essere condivisi con i propri contatti e qui la social-ità del sistema prende ancora più corpo.
Come cambierà il panorama delle ricerche e delle condivisioni è ancora un mistero. Google è stata capace di abituarci a grandissimi successi (GMail, GTalk, Blogger) e grandi flop ( Google Wave in primis). Il tempo decreterà se questa strategia saprà integrarsi nell’avviato mondo della social net o se sparirà nel dimenticatoio come un meteora passata semplicemente troppo vicino al nostro pianeta.
   

GIT – Ignorare file dai commit

Quando si usa un IDE, come nel mio caso quello di Gambas, per sviluppare un software, può accadere di avere a che fare con dei file particolarmente fastidiosi che possono rendere l’uso di un VCS molto meno pratico del normale. Questi file, nella maggior parte dei casi, sono fondamentali per il corretto funzionamento dell’ambiente di sviluppo che si sta usando e solitamente essi vengono ricreati automaticamente ogni qual volta proviamo ad eliminarli. Proprio per tale motivo un semplice
git rm -f nome_file
non basta poiché alle successive modifiche, e relativo commit, ci si ritrova questi fastidiosi file tra i cambiamenti non tracciati.

Un’ottima soluzione è quella di utilizzare il file locale exclude per indicare la lista di pacchetti da tener fuori dai rilevamenti di git. Il suo uso basilare è molto semplice e risulta un ottimo strumento anche per usi più professionali. Immaginiamo di voler escludere dai nostri commits un file di nome configurazione, uno chiamato setting.info e tutti i file di testo di backup (ad esempio file tipo main~, info~ o parameter~).

Apriamo un terminale e digitiamo:
$ gedit /home/NOME_UTENTE/PATH_PROGETTO/.git/info
sostituendo a gedit il nostro editor di testo preferito. Ci troveremo davanti ad un file contenente un testo simile al seguente:

# git ls-files –others –exclude-from=.git/info/exclude
# Lines that start with ‘#’ are comments.
# For a project mostly in C, the following would be a good set of
# exclude patterns (uncomment them if you want to use them):
# *.[oa]
# *~
Le suddette righe sono commenti che spiegano brevemente il funzionamento del sistema in esame. Il file è molto semplice da gestire poiché i file che non vogliamo tracciare vanno inseriti uno per riga in una vera e propria blacklist. La lista dei file va posto esattamente al seguito del testo appena visualizzato. Il file nel caso in esame avrà il seguente aspetto:

# git ls-files –others –exclude-from=.git/info/exclude
# Lines that start with ‘#’ are comments.
# For a project mostly in C, the following would be a good set of
# exclude patterns (uncomment them if you want to use them):
# *.[oa]
# *~
configurazione
setting.info
*~
Come possiamo vedere i primi due file sono stati indicati in maniera completa con il nome preciso mentre per quanto riguarda i file di backup è stati usato il carattere jolly * che indica un qualsiasi testo seguito dal simbolo che segue questo tipo di file.
Ovviamente il file accetta le regexp in modo da poter gestire facilmente anche progetti con tanti file molto più complessi da tracciare.

Meganalotto trasferito da Google Code a GitHub

Ho deciso di muovere i progetti verso delle piattaforme aperte più sicure e più performanti. Essendomi reso conto di essere diventato troppo google service centrico, ho iniziato a spostare tutti i servizi su altre piattaforme in modo da evitare di ritrovarmi senza nulla qualora dovesse accadere (nella speranza che non accada) di essere bannato dal circuito del celeberrimo motore di ricerca.

Si è così deciso di spostare il repository di Meganalotto da Google Code, basato su tecnologia svn, a GitHub, costruito sul sistema gestito da git. 
Ho notato che quest’ultimo è più performante (almeno così mi è perso) ed il fatto che grandi progetti del calibro di Linux, Android e Ruby on Rails sfruttino questo sistema, non può che rassicurarmi sulla sua usabilità e stabilità.
Per ora i due repository continueranno a convivere poiché l’attuale versione del software sfrutta alcuni file hostati su Google Code. Quest’ultimo inoltre contiene i pacchetti di installazione necessari ai diversi sistemi operativi. Non appena una nuova versione sarà rilasciata, il vecchio repository sarà cancellato.
Vi lascio alla nuova pagina con cui potrete seguire l’avanzamento del software.