Sistemi dei massimi brevetti

Scrivo questo post come contenuto per il bellissimo #BloggersContest lanciato da LinuxBird.
Nel 1452 nacque un uomo che in 67 anni di vita sarebbe riuscito, grazie alle sue innumerevoli intuizioni ed invenzioni, a creare uno spropositato numero di progetti che sarebbero stati poi ripresi nei secoli successi per dare vita a creazioni sempre più sofisticate ed interessanti. Stiamo parlando di Leonardo Da Vinci, forse il più grande inventore che la storia abbia mai conosciuto. Nessuno oserebbe mai immaginare che sui disegni ultracentenari di quest’uomo ci fosse già impressa quella che noi oggi conosciamo come bicicletta o che il carrarmato è rimasto molto fedele al disegno originale ideato proprio dal geniale fiorentino.

Nel 2012 due grosse potenze del panorama tecnologico mondiale si danno battaglia a suon di perizie e sedute legali per decidere, in sede giuridica, chi abbia avuto per prima l’idea di smussare gli angoli del proprio device mobile e chi abbia deciso che toccare lo schermo per svolgere le più comuni azioni fosse la più geniale delle trovare dalla scoperta della corrente elettrica ad oggi.

Ho voluto porre un lungo preambolo alla questione per poter parlare di quanto il brevetto sia un grosso limite per la società moderna, sempre alla ricerca di novità in cui imporre nuovi prodotti a mercati già saturi. Siamo talmente abituati all’idea che un’invenzione debba essere coperta da brevetto che forse non ci siamo mai soffermati ad immaginare un mondo senza. Il mio confronto storico vuole solo essere un modo simpatico per riuscire a capire quanto la limitazione dell’ingegno sia solo un male che porta alla stagnazione del futuro panorama della ricerca e del progresso, non solo tecnologico, ma globale.

Il brevetto viene definito da Wikipedia come:

Il brevetto (o più propriamente brevetto per invenzione) è un titolo giuridico in forza al quale al titolare viene conferito un diritto esclusivo temporaneo di sfruttamento dell’invenzione in un territorio e per un periodo ben determinato, e consente di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare la propria invenzione senza autorizzazione.
Anche se nella maggior parte dei casi, il titolare di un brevetto ottiene anche il monopolio del relativo mercato, questo non avviene sempre: il titolare di un brevetto potrebbe infatti trovarsi comunque nell’impossibilità di vendere il prodotto che incorpora l’invenzione brevettata, per esempio a causa di brevetti precedenti di proprietà di terzi.

Come si può ben capire, quindi, grazie alla legge è possibile essere gli unici proprietari di un’idea e si ha la possibilità che essa rimanga tale per un certo lasso di tempo. Molto spesso ho sentito dire dagli estimatori del brevetto che esso sarebbe dannoso se non avesse limiti di tempo mentre, con l’attuale sistema, basta solo attendere per vedere decadere i limiti. Ciò potrebbe risultare vero se la durata fosse relativamente breve ma allo stato attuale si parla di circa 20 anni. Rimanendo nel campo dell’informatica, basti pensare che 20 anni fa sui computer c’era il DOS o Windows 95 e che i videogame erano quanto di più osceno si potesse immaginare graficamente mentre, ad esempio, nel campo della telefonia stavano vedendo la luce i primi cellulari così gli conosciamo oggi. Ciò dimostra come 20 anni (ma anche per 5 o 10 il discorso sarebbe uguale) siano un tempo troppo lungo per porre freni alla ricerca.
Avere la possibilità di piazzare un pesante veto su una qualsiasi idea vuol dire non permettere ad altri di utilizzarla e pertanto di migliorarla così da poter disporre sempre dei sistemi più stabili, più sicuri e nettamente migliori. Cosa sarebbe accaduto se l’invenzione della bicicletta avesse avuto dei limiti dovuti dai brevetti? Oggi ci muoveremmo con mezzi obsoleti che non conoscerebbero tutte quelle migliorie che hanno reso la vita dei ciclisti molto più semplice. Cosa sarebbe accaduto se Cooper avesse avuto la possibilità di porre grossi limiti sul primo cellulare? Oggi sicuramente non avremmo gli smartphone e per vederne uno dovremmo aspettare ancora moltissimi anni. 
L’attuale guerra tra Apple e Samsung ha risvegliato sicuramente un argomento dormiente che nel tempo a mietuto molte vittime a livello intellettuale. La vera protezione nei confronti dell’ingegno non è sottoporlo a limitazione ma è aiutarne la diffusione nella maniera più capillare possibile e con gli strumenti migliori. Diverse persone che lavorano allo stesso progetto in diverse parti del mondo non possono che essere il modo migliore per sviluppare un’idea ed i progetti open source sono la ventennale prova che questo sistema funziona e partorisce ottimi risultati.
Mi piacerebbe chiudere l’argomento con una massima che è tra le mie preferite:
“Se io do una mela a te e tu dai una mela a me abbiamo entrambi una mela. Se io do un’idea a te e tu dai un’idea a me, abbiamo entrambi due idee”
   
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