Smartphone, musica, concerti e selfie

concerto

Fonte: internazionale.it

Spett.li Società Produttrici di Smartphone,

scrivo la seguente missiva per porgerVi uno dei più sentiti desideri che mi accompagna in questa particolare fase della mia vita.

Reputandomi una persona mediamente intelligente (riesco a colorare un libro per bambini senza uscire dai bordi tanto per intenderci) posso capire il compromesso tecnologico che siete state costrette ad abbracciare e di questo non faccio colpa né a Voi e né alla miriade di consumatori pronti ad acquistare l’ultimo ritrovato dei Vostri prodotti ma converrete con me che c’è un particolare aspetto di quello che producete che lede pesantemente una delle mie libertà: la libertà di godermi un concerto fatto di musica e di spettacolo.

Due amici durante un selfie

Due amici durante un selfie

Care società produttrici di smartphone, perché ogni volta che sono nella folla, sotto un palco in cui si sta esibendo una qualsiasi band (sia essa professionista o composta da dilettanti) ho sempre davanti a me quella persona che, oltre ad occupare già lo spazio fisico necessario al suo corpo per esistere e non implodere, deve anche alzare le braccia e coprire il mio campo visivo con il suo immenso S4 che sembra il VII volume della Treccani? Perché il già esiguo spazio disponibile deve essere ulteriormente affollato da megafonini dotati di Flash LED talmente potenti che ti abbronzano facendoti uscire dal concerto che sembri Carlo Conti? Perché sono costretto a godermi il concerto dal display del tizio avanti a me che è troppo impegnato a filmare il palco per rendersi conto che la folla dietro di noi mi spinge in maniera ambigua verso il sedere della sua ragazza e che quindi dopo la sesta canzone siamo già al secondo coito? Perché sono costretto a privarmi di quel particolare momento, lì, in quel preciso luogo, per colpa di chi deve immortalare lo stesso momento per poi farlo vedere a gente completamente disinteressata che se fosse stata davvero presa dalla cosa sarebbe accanto a noi in quell’istante? Perché la mia privacy deve essere lesa dai due tizi palestrati accanto a me che nello scattarsi continuamente degli schifosissimi selfie mi includono nei loro stupidi scatti fatti di vuoti bicchieri di mojito, sguardi ammiccanti, innaturali movimenti della schiena degni del film Possession e lingue perennemente al vento come un cane eccitato sporto dal finestrino?

Care società produttrici di smartphone, non ho forse più diritto io a riempire la mia memoria di immagini e suoni che non una persona qualsiasi di riempire una volgare memoria digitale? Non sono forse io, fan della buona musica, più importante e prioritario rispetto al fotografo del gruppo che il giorno dopo posterà miliardi di foto sulla pagina Facebook del gruppo? Non è forse più bello che il cantante sul palco incroci il mio sguardo che ha un ché di approvazione in quel preciso momento e non che si goda una serie di apprezzamenti sui social network, il giorno dopo, da gente che lì neanche c’era? Non è forse una bella sensazione quella di suonare per la gente e non per l’impianto ottico in alta definizione dei loro Iphone con la cover Louis Vuitton?

Care società produttrici di smartphone, io non posso chiederVi di smettere di vendere qualcosa, lo so, e non posso chiederVi di invertire il processo di lobotomizzazione del cliente che avete messo in atto. Questo processo ormai è irreversibile. Ma una cosa ve la chiedo: fate questi cazzo di schermi più piccoli! Per favore. Abbiate anche Voi pietà di noi e fate in modo che anche nel Vostro settore valga l’immortale concetto del “Non contano le dimensioni ma come lo usi!”.

Ascoltatemi. Il mio è un grido disperato. Ascoltatemi vi prego. Solo così ho la consapevolezza che un giorno tra un Samsung S4 e un Huawei Ascend potrò guardare uno scorcio di musica da un pertugio più grande. Solo così quel poco di panorama che gli altri tolgono a me tornerà a rimanere impresso nella mia memoria. Se poi ciò non dovesse essere possibile allora Vi chiedo scusa per averVi fatto perdere del tempo nel leggere le mie parole. Se ciò non dovesse mai accadere allora non preoccupateVi care società produttrici di smartphone perché ho pronta una lettera aperta anche per i chirurghi plastici. Se il telefono non può diventare più piccolo allora mi batterò affinché le braccia diventino più corte.

In Fede

Chiunque sia d’accordo con me