Epiphany supporta HTML5



Il crescente interesse per l’evoluzione di un linguaggio noto come l’HTML ormai lanciato verso la sua quinta versione, sta portando i team di sviluppo dei vari internet browsers presenti sul mercato verso la progettazione e la realizzazione di una forma di supporto per il nuovo standard che diverrà il futuro della formattazione web. Questa volta le grida di gioia più forti partono all’unisono dalle scrivanie, sparse per il mondo, degli sviluppatori di Epiphany, il noto browser del progetto Gnome, che finalmente è corso ai ripari e può vantare tra le sue features la compatibilità con il nuovo HTML5.


Epiphany, da alcuni ritenuto erroneamente povero quando invece è essenzialmente minimale, allo stato attuale può sicuramente competere con i più blasonati e ricchi rivali che vantano nomi del calibro di Mozilla con il suo Firefox e Google con il chiuso Chrome e l’aperto Chromium. Questo sicuramente è un ottimo colpo a tutto il mondo Open Source da parte del progetto Gnome che può così dimostrare di essere ancora al passo coi tempi nonostante il cattivo periodo che sta attraversando vista la mancanza di fondi e la carenza di programmatori che si dedicano ai diversi software. Sicuramente la crescita di Epiphany porta un pò di aria nell’eterna sfida dei browsers fatta dei soliti nomi e delle solite facce che ormai giocano più sulla celebrità dei propri loghi piuttosto che sulla completezza di ciò che i loro prodotti hanno da offrire.

Cosa si saranno detti mai?!

Come preannunciato in un precedente post, il 20 corrente mese, Nichi Vendola ha incontrato Richard Stallman per discutere di Free Software ed Open Source dopo il trattato malefico stipulato tra la povera Regione Puglia e la ricca casa di produzione Microsoft. L’incontro è stato privato dati leggeri problemi che affliggevano Mister Free e pertanto ci si può affidare solo alle parole pubblicare da Vendola per comprendere di cosa abbiano realmente parlato i due.

Sul blog del governatore è possibile trovare un articolo dedicato (forse un pò scarno per i più curiosi ed interessati) proprio al memorabile incontro.

Nella speranza che ciò possa servire a salvare, tecnologicamente parlando, la nostra regione, attendiamo fiduciosi maggiori notizie a riguardo.

Oracle, perchè non CloseOffice?


Il gioco di parole all’interno del titolo ha il pretesto di voler riassumere una situazione che definire paradossale sarebbe riduttivo. Nomi che vanno e nomi che vengono stanno creando all’interno del mondo informatico una confusione al limite del possibile. Nei vari blog e siti internet del settore sono stati pubblicati, nei giorni scorsi, articoli in cui si parlava di una versione di OpenOffice (la 3.3) utilizzabile solo dopo previo pagamento. Tuttavia le notizie erano infondate poiché OpenOffice 3.3 non è altro che la versione avanzata di StarOffice e non un aggiornamento della suite che troviamo sui sistemi GNU/Linux.
“Ma StarOffice non si chiamava StarOffice?” hanno pensato in molti. Già, peccato però che Oracle abbia cercato di eseguire una mossa di mercato che portasse alla ribalta un prodotto a pagamento un po’ covato nell’ombra.


Credo ci sia da meritare sulla conformazione precisa di un nome che a portato alla situazione che tutti stiamo vivendo. OpenOffice è StarOffice che però si chiama quasi come OpenOffice.Org se non fosse per quel .Org che tanti omettono. Oracle è stata furba e gli utenti sono stati stupidi. Ma noi siamo così. Per noi OpenOffice è OpenOffice così come Linux rimarrà sempre Linux!